lunedì 27 marzo 2017

Scozia, 8 agosto 2016: Edimburgo

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Non è ancora Edimburgo, è solo la stazione di Dunbar. Malgrado i miei due anni e qualcosa trascorsi in Sudafrica, continuo a pensare che far marciare la macchina sul lato sinistro della strada sia una scelta contro natura. Specie nei posti dove c’è traffico. Si aggiunga il fatto che la guida sostiene che giù in città i parcheggi sono piuttosto costosi e che abbiamo la ferrovia a 10 minuti, decidiamo di prendere il treno.  Gli orari ce li hanno dati in albergo, il biglietto l’abbiamo fatto in stazione: mezz’ora e siamo arrivati
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Eccola la stazione di Edimburgo, vista da dentro.
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E vista dal di fuori. In pieno centro, giusto dall’altra parte del Royal Mile. Meno male che non l’abbiamo fatta noi in Italia, altrimenti ci avrebbero coperto di critiche. E meno male che questo è un blog senza pretese, così posso dire che è orrenda, e se poi sembra che sono un ignorante, pazienza.
Comunque che dire  di Edimburgo? Di storia, geografia, luoghi di interesse, cosa fare, cosa vedere, cose  da mangiare, trivia, ricchi premi e cotillon, sono zeppe le guide. A cominciare da quella di Wikipedia, linkata mezza riga più in su. Anche le fotografie non mancano, sicuramente meglio delle mie. Sarà perchè Edimburgo è una delle città più visitate del Regno Unito. Sarà perche è veramente molto bella, con un fascino tutto suo particolare. Sarà quel che sarà, ma allora  che ci metto io nel post? Improvviserò.
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Ad Agosto, ad Edimburgo c’è il Fringe Festival, che è una rassegna di arti varie (prevalentemente teatrali) eseguite e pubblicizzate un po’ dappertutto. Occhio che al link la versione in Italiano è veramente obsoleta. In contemporanea c’è l’Edinburgh Military Tattoo, che è una parata di parate militari e che aduna (appunto) truppe da tutto il mondo. Il centro della manifestazione è la spianata del castello.
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Insomma, se andate ad Edimburgo nel mese di Agosto, preparatevi ad affrontare un mare di folla. E meno male che noi siamo arrivati in treno, che lo parcheggiano quelli della North British Railway. Un paio di foto a caso, per rendere l’atmosfera della giornata.
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Ed eccoci arrivati alla Cattedrale di Sant'Egidio (St. Giles' Cathedral o High Kirk of Edinburgh), che merita 2 parole per cose da Birdcosi.
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Innanzi tutto diciamo che la chiesa è molto bellissima, specialmente all’interno. Non ci si poteva certo aspettare di meno, dato che resta il principale luogo di culto della Chiesa di Scozia. Metto una foto presa da Wikipedia perchè è molto bella e anche perchè nell’occasione della nostra visita c’erano delle restrizioni sulla ripresa delle immagini. L’attribuzione sta nell’angolo in basso a destra.
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Ma non temete: mentre nessuno mi stava guardando qualche foto l’ho presa lo stesso. Guardate queste, per esempio.
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Trattasi dei memoriali di James Graham, Marquis of Montrose (1612–50), e del suo arci-nemico Archibald Campbell, Marquis of Argyll (1607–61). Ora, quello che mi ha più colpito della cosa è la qualifica di “arci-nemico”, direttamente stampata sulla cartellonistica della cattedrale e utilizzata in abbondanza anche sulle pagine a loro dedicate di Wikipedia: arch-enemy. Com’è che si diventa arci-nemico di qualcuno? Fino a che punto si è nemici e basta, e poi si guadagna il titolo di “arci”? Ci sono dei concorsi, una graduatoria?  Sono informazioni di pubblico dominio? Chissà quanti nemici che ci sono in giro e sono già “arci” e magari non lo sappiamo. Comunque è curioso, a pensarci, che i loro memoriali siano nella stessa chiesa a qualche decina di metri di distanza. Per l’eternità, o quel che è.
Ma passiamo a qualcosa di più utile. La foto che segue è presa nella Thistle Chapel (a rischio della mia vita), vale a dire nelle cappella dell’Ordine del Cardo (in inglese The Most Ancient and Most Noble Order of the Thistle).
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Non ho idea su chi possa realmente  essere il titolare dello stallo di cui ho fotografato le insegne, però mi piace pensare che sia un locale Cavaliere del Birdwatching (noi ovviamente abbiamo già il Cavaliere d’Italia, magari si conoscono).
Beh, vedo che la cosa si sta facendo lunga, quindi è meglio dividere il post in almeno due puntate. Di conseguenza, questo è tutto per ora. La seconda rata arriva prima che posso. Buon BW.

domenica 19 marzo 2017

Scozia, agosto 2016: making of

Scotland - Maps full
Mappe e cartine per gentile concessione di google maps, a sua insaputa come sempre.

Certo che sarebbe bello poter fare un viaggio in Scozia. Gli uccelli marini, le Highlands, la storia, il cibo. Ecco, magari quello un po’ meno. Però noi le ferie le abbiamo in agosto, che non è proprio il momento giusto. E poi chissà quanto costa. Già, ma quanto costa? Cerca di qui, guarda di là, troviamo una combinazione su Expedia per una settimana, volo, hotel con prima colazione e auto a chilometraggio illimitato per una cifra più che ragionevole. Se reggiamo a mangiare solo fish and chips e riusciamo a infilare tutto in mezza valigia a testa, ci stiamo dentro. Costa più o meno come andare in Bretagna o in qualsiasi altro posto a portata di ferie.. Ma ne vale la pena? I marini, salvo qualche sporadico accidente, a metà agosto (e noi arriveremmo il 9) se ne sono già andati.  In una settimana, facendo base ad Edimburgo non è che possiamo girare poi molto. Il tempo (nel senso del weather, non del time), tirerà verso l’autunno. E, per finire, nel periodo non ci sarà neanche una fiera di cavalli che sia una nel raggio di cento miglia.
Beh, d’altra parte ci sarà Edimburgo, che non è poco. E comunque difficile che si riesca a far le ferie in altri periodi, a breve scadenza almeno. Quindi: proviamo! Nelle settimane successive scopriremo che che alle Isole Farne, e soprattutto all'isola di May, ci sono buone possibilità di avvistare ancora almeno qualche Pulcinella di Mare, chiamiamoli Puffins che mi suona più adatto. Scopriamo che le gite si possono prenotare anche da qui, senza doversi recare sul posto il giorno prima come ci era capitato in Bretagna o arrivare lì alla cieca sperando nella fortuna (scopriremo poi che  ad ogni modo in Agosto non ci sono grossi rischi di sovraffollamento). Troveremo parcheggi ed itinerari, luoghi da visitare all’andata e al ritorno e perfino una fiera di bestiame nei dintorni, cavalli inclusi.
E allora, con un salto spazio-temporale senza precedenti, e a grande richiesta potrei aggiungere, il blog si sposta improvvisamente al  mese di agosto 2016, per raccontare nelle prossime settimane, parecchie prossime settimane, di questo viaggio, senza precedenti pure lui visto che in Scozia non ci siamo mai andati. Se non potete aspettare, contattatemi pure al solito indirizzo di posta o tramite il link “contattami qui” nella colonna appena a fianco. Ma salto subito ad una conclusione. Qui, adesso, prima ancora dell’inizio: vale la pena di andare in Scozia in Agosto? Per fare del birdwatching, intendo. La risposta è no, definitivamente. Giugno è senz’altro il mese migliore, Luglio va ancora bene fino a metà, poi siamo in caduta libera. E a fine del mese gli spettacoli migliori ce li siamo irrimediabilmente persi. Urie, Gazze Marine, Puffins eccetera hanno fatto quello che dovevano fare e sono andate dove dovevano andare. Ritardatari a parte. Ma se Agosto è l’unica carta che avete a disposizione, giocatela e non ve ne pentirete. Quel che resta comunque è tanta roba, e ad ogni buon conto la Scozia è magnifica, anche in questa stagione. Non si vive di solo birdwatching. 
E adesso, andiamo a cominciare..

08/08/16, andata


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Si vola EasyJet, e meno male perchè Malpensa sembra diventato un aeroporto di loro proprietà. C’è anche il parcheggio convenzionato, che si prenota direttamente dal sito e le tariffe non sono male. Ci sono parecchie linee per il check-in: noi abbiamo i biglietti in pdf, stampati e pure la app, ma la coda c’è lo stesso. Per una botta di fortuna riusciamo ad evitarla, imbarchiamo l’unica valigia (la loro bilancia segna un chilo in più della mia di casa, non è esattamente una sorpresa), e via che si va. Ai controlli di sicurezza: altro codone, ma ci si muove in fretta. Tira fuori l’elettronica, fai passare, perché suono? Ah, la fibbia della cintura. Togli la cintura, fai passare, ripiglia l’elettronica, mi cascano le brache, rimetti la cintura, posso andare? Vadi. Grazie.
Gate, aereo, si decolla. L’Europa scorre sotto di noi, e passate le montagna è fatta tutta a quadretti in varie tonalità di marrone. E i prati? E i boschi? Niente, magari un’altra volta. Sorvoliamo un po’ di città e poi la manica. Dall'altra parte città, quadretti e qualche centrale nucleare. Poi arrivano i boschi, i quadretti si fanno più radi fino a quasi sparire, e siamo a destinazione: due ore e qualcosa di volo  ma solo un giro e qualcosa di lancette. Magie del fuso orario. 

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Per trovare i gli uffici dei noleggiatori auto c’è da fare un po’ di caccia al tesoro. Noi abbiamo la "Alamo", che evidentemente non è una delle preferite perchè l’hanno messa fuori. Parecchio fuori, praticamente nell'aeroporto accanto. Sbrigata la burocrazia, si riprende la marcia verso i parcheggi per ritirare la macchina, e c’è da camminare ancora. In totale, una bella fetta del viaggio di oggi ce la stiamo facendo a piedi. Ci danno una i10 della Hyundai. Bella macchinetta, non le manca proprio niente, neanche le porte (ne ha addirittura 2 in più della mia). Preso quel minimo di confidenza con la guida dalla parte sbagliata dell’auto e della strada, ci dirigiamo verso Dunbar.
Waze (il navigatore) funziona perfettamente a e non consuma troppi dati: fantastico. All'ora di cena in Italia, e troppo tardi per gli usi locali (ma siamo attrezzati, già sapevamo), arriviamo all’Hotel. Comodo, facilmente accessibile e con parcheggio gratuito. Una sciccheria. E allora spendiamoci 2 parole, visto che potrebbe servire.
Una parentesi: da qui in avanti troverete parecchi link: ove possibile, collegherò pagine in italiano, ma, specie su Wikipedia, cercate anche la versione in inglese. La differenza è colossale.

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Dunque: Dunbar è un paesino sul mare (anzi, sul Firth of Forth, lato sud, quasi fuori, evidenziato in giallo nella cartina all'inizio), selezionato più che altro per motivi logistici e rivelatosi poi una scelta "overall" parecchio più azzeccata del previsto. Si trova a 1-2 ore massimo da tutte le nostre mete, che si possono quindi raggiungere senza levatacce incompatibili con il concetto di "ferie". Certo, a dormire in giro si fa meno fatica, ma non è facile prenotare il tutto dall'Italia, a prezzi economici quanto meno, e farlo sul posto costa tempo. Anche se effettivamente potrebbe far risparmiare soldi, ma non so: non abbiamo provato. Attorno al paese ci sono parecchie mete che valgono almeno una passeggiata, di quelle con binocolo e macchina fotografica, ovvio. Anzi, ci sono perfino un paio di siti di importanza nazionale, mica per niente John Muir è nato qui. Dunbar ha una comoda stazione ferroviaria "old style", con addirittura delle persone vere agli sportelli. Malgrado la latitudine, più alla Barnaby che alla Harry Potter, ma comoda. C'è un piccolo porto e ci sono le rovine di un importante castello, e torneremo a parlare di entrambi più avanti. Ci sono diversi ristoranti o equivalenti buoni per una cena al volo. Per tutte le tasche.

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E c'è il nostro hotel, il Dunmuir. Le camere sono nella norma, i servizi pure, la colazione è abbondante e con cucina, nel senso che oltre al buffet si può ordinare dal menu  quel che si vuole. Chiaramente noi abbiamo provato di tutto, haggis incluso. Il personale, poi, è gentilissimo: uno dei camerieri, che sembrava un sergente dei cavalleggeri di un film di John Ford, si è addirittura prodigato oltre il dovuto per farci capire come andavano ordinate e gustate le prelibatezze locali. Il porridge, ad esempio.

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Io non sono sicuro di aver capito proprio tutto tutto, però mi sono fatto la convinzione che qui si debba mangiare bene. Secondo gli standard locali, quantomeno. E comunque, durante il nostro soggiorno il ristorante annesso ha anche ospitato un banchetto di nozze: vorrà ben dire qualcosa.

Questo dovrebbe bastare, per il momento. Nel prossimo post andremo a vedere Edimburgo, ma poi si parlerà di birdwatching, promesso. Fino ad allora, buon BW.

domenica 19 febbraio 2017

19 Marzo 2016–Biancone Day. Più o meno.

E con un autentico balzo spazio-temporale arriviamo al Biancone Day 2016. E lo superiamo di slancio. In effetti il vero B-Day è Domenica 13, ma per tutta una serie di motivi che manco mi ricordo, noi arriviamo lunghi e finiamo a Sabato 19. Ma non siamo soli, anzi..

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Il tempo, come potete notare, non è un gran che. I bianconi arrivano, con calma e badando bene di non fare ressa. Atteggiamento assolutamente comprensibile, ma alquanto deludente per noi che siamo arrivati lì con la speranza di vedere uccelli a legioni, o almeno a mucchi.  Oltretutto le nuvole basse e la luce diffusa non ci aiutano neanche ad osservare o fotografare quelli che comunque passano. Ed ecco quello che è resta del giorno.

Falco pescatore
Falco Pescatore
Nibbio bruno
Nibbio Bruno
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Aquila Minore
blog 2016-03-19 Curlo e Bianconi 110
Biancone

Nel pomeriggio, visto che le cose non migliorano, smontiamo baracca, riponiamo i relativi burattini e saliamo fino al centro visite. Andata e ritorno, avvistiamo solo gitanti domenicali. Tutto molto interessante, direbbe Rovazzi, e chissà se tra qualche anno mi ricorderò ancora la ragione di questa citazione.

Comunque: questo è tutto, gente.

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Fino alla prossima, buon BW:

sabato 4 febbraio 2017

6 febbraio 2016, Casalbeltrame. Inanellamenti

Ma prima del febbraio 2016, torniamo a gennaio 2017. Per un motivo o per l'altro gennaio è sempre un mese difficile. Tra festeggiamenti capodanneschi (e dintorni), befane, patroni ed impegni vari, è sempre difficile trovare tempo per tutto. Un po' di fiato lo pigliamo a febbraio, 2017. E allora andiamo avanti con il 2016, tempo di inanellamenti.  E’ parecchio che manchiamo, e ogni tanto ci vuole. A parte i fini istituzionali (cit. “tutta questa scienza che non capisco”), gli inanellamenti secondo me hanno un tremendo potere emotivo, tanto che li renderei obbligatori come le cinture di sicurezza. Parteciparvi, intendo, non eseguirli. Quello è meglio lasciarlo agli esperti ove e quando necessario (vedi precedente parentesi).

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D’accordo, noi birders magari esageriamo. Ammetto che ai più questo splendido rampichino può sembrare solo un passero con un becco strano. A noi, dopo averli sempre osservati a fatica mentre si spostavano da un albero all'altro o comparivano per qualche istante da dietro un tronco, viene quasi in magone a vederli così da vicino. In sicurezza – per loro intendo. Mi fido di quelli che li maneggiano.

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E guardate questo picchio rosso maggiore. Dei picchi hanno sentito parlare tutti quanti (ed i loro cani). Ma quanti ne hanno mai visto uno per davvero? Dal vivo, non per televisione. E così da vicino. Per non dire delle cinciarelle, dei fiorrancini, o magri dei luì o delle peppole. I nomi non sono fatti a caso: uno dei commenti  più frequenti  che si ricevono a mostrare ai non addetti ai lavori le immagini degli uccelli dei nostri boschi e dintorni suona più o meno come un “Non sapevo che ci fossero tutti questi uccelli colorati qui da noi”.
E’ la sindrome del passerotto.
Gli uccelli esposti (purtroppo) in voliera o mostrati in TV, incantano ogni volta il pubblico con i loro colori sgargianti e i richiami melodiosi (a volte). Per non dire degli spettacoli di falconeria (purtroppo), che sembrano moltiplicarsi in maniera incontrollata ed attirare sempre più spettatori. Il fascino dei grandi rapaci è semplicemente irresistibile.
Solo che nelle nostre strade e nei nostri boschi, di norma non si vede un granchè. Al massimo qualche passerotto e se va bene un paio di piccioni. Che hanno il loro bel perché, come dico sempre, ma non potrebbero certo sperare in un podio al carnevale di Rio.

Alzavola

Ecco, secondo me la gente adora gli uccelli, così come adora i cani, o i gatti o i criceti di Roborowskij  (per dire). Solo che non li vede. Neanche le alzavole come quella qui sopra, che sembrano disegnate apposta tanto sono graziose.

Magari portarli  a vedere un inanellamento potrebbe servire.

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E se la qualità degli avvistamenti non basta, c'è sempre la quantità..

E questo è tutto, gente.
Fino alla prossima, buon BW.

sabato 24 dicembre 2016

Carovana di Natale

Carovana di Natale

La tempesta li aveva lasciati stanchi e disorientati, ma fondamentalmente vivi. Il che era già una gran cosa. Melchiorre provò a scrollarsi via un po’ di sabbia dai vestiti, giusto per marcare un punto. Ma visto che più ne toglieva e più ne arrivava, decise di lasciar perdere per il momento. Rivolse lo sguardo intorno, alla ricerca dei suoi compagni. La visibilità era ancora pessima e la polvere, che volava da tutte le parti in refoli, mulinelli, nuvole e quant'altro, non facilitava di certo il compito. Provò a chiamare, e la sabbia gli entrò in bocca. Tossì, sputò, lanciò anche qualche imprecazione, e una voce conosciuta gli venne in risposta.
“Qui. Sono qui, alla tua destra.”
Sulla destra si scorgevano solo delle ombre, ma in effetti quella era la direzione in cui aveva visto dirigersi la carovana prima che la sabbia lo accecasse. Si avviò e dopo pochi istanti raggiunse chi aveva parlato.
“Che tempesta!” commentò Gasparre. “Cavalco queste sabbie da sempre, ma una furia come questa non l’avevo mai vista.”
“Nemmeno io. Per nostra buona sorte è ormai passata, o quasi.”
“Quasi. E’ ancora difficile respirare.”
"Non ci lamentiamo" commentò il terzo uomo che aveva appena rinforzato il gruppo. "E’ passata, e siamo ancora vivi. Questo è quello che conta veramente. Queste ultime ripicche svaniranno a breve, e potremo proseguire"
“Dopo ben tre giorni, Baldassarre. E abbiamo anche perso la guida.”
Baldassarre alzò gli occhi al cielo, dove le ultime nuvole di polvere stavano  lentamente diradandosi. “No, è ancora là. Guardate.”  Appena appena, all’inizio, ma poi con sempre maggior chiarezza, a mezza via tra l’orizzonte e lo zenit brillava tranquilla una piccola stella cometa. “Ci è stata inviata dall'Onnipotente, e ci vorrà ben più di una tempesta di sabbia per nasconderla.”
"E allora seguiamola" esortò Melchiorre. "In marcia."
I tre uomini discesero rapidamente la piccola duna su cui si erano quasi casualmente radunati, raggiungendo quasi subito la carovana che si stava faticosamente rassettando. Nel trambusto, nessuno aveva fatto caso al grande uccello bianco e nero che volava lentamente in alto in alto, proprio al di sopra delle loro teste. Poco male dopotutto: non era un grande rapace da ammirare, e nemmeno uno di quelli da cui gli auguri riuscivano a trarre i loro auspici. Non era buono da cacciare, non era neanche una cosa rara da vedere, da quelle parti. Era solo una cicogna, che però, curiosamente, anziché proseguire per la sua strada continuava a volteggiare sulla compagnia cammellata, quasi a tenerla d'occhio.
"Non ce la fanno più” pensò tra sé e sé, come si dice. Anche perché tutto intorno non c’era nessuno per miglia e miglia e ancora miglia. “Non ce la possono fare.”
  
Melchiorre, che era il più versato nelle arti matematiche, puntò per un’ultima volta la macchina di Ipparco verso il sole e ripeté nuovamente i calcoli nella sua mente. Quindi ripose lo strumento nella custodia di cuoio ed ottone, assicurandosi che ogni cinghia fosse serrata e ogni blocco bloccato.  Era un oggetto prezioso.
“E allora?” gli domandarono gli altri due, praticamente in coro.
“E allora avremmo dovuto essere ben più avanti di quanto siamo ora, invece.”
“Ne sei certo?”
“Certissimo. Nelle stelle sta scritto che la stella si nasconderà tra due giorni, o forse tre, così da non indicare la strada agli uomini dagli intenti malvagi che incontreremo lungo il percorso. E tornerà solo quando questi saranno ormai alle nostre spalle. Tra due giorni, forse tre, però, intorno a noi ci sarà ancora solo deserto, e quando la stella sparirà noi potremmo non avere ancora individuato la direzione giusta”
“D’altra parte, la profezia dice che il Re dei Re nascerà nella terra dei Giudei.  Quindi, se e quando la necessità dovesse richiederlo, potremo pur sempre dirigerci verso Gerusalemme. Là troveremo sicuramente scribi e sacerdoti in grado di indicarci la via. Un evento di tale grandezza sarà stato sicuramente rivelato anche dai loro profeti e dai loro astrologi.”
“E vero, ma è anche vero che potrebbero essere proprio quelli gli uomini dalle malvagie intenzioni che dobbiamo evitare.”
“E perché mai, visto che proprio il Re dei Re li guiderà verso il Regno dei Cieli?”
“Hai ragione, Gasparre, perdona i miei timori che a volte mi nascondono anche l’evidenza.”
“Che invece l’Onnipotente benedica la tua prudenza, Melchiorre, che tante volte ci ha consentito di evitare i più grandi pericoli. E anche in questa occasione le daremo ascolto, evitando di dire più dello stretto necessario e di prendere decisioni senza aver prima consultato le stelle.”
“E gli Angeli” aggiunse Baldassarre.
“E gli Angeli” confermò Gasparre.
Soddisfatti della decisione presa, i tre tornarono rapidamente alle loro cavalcature e, senza porre altro tempo in mezzo, si avviarono lungo la pista. Il ritardo accumulato era ormai irrecuperabile, ma loro avrebbero comunque provato a ridurlo il più possibile. Fortunatamente la carovana era ormai ridotta ai minimi termini, e farla marciare a buon passo non sarebbe stata una gran difficoltà. I mercanti, con i loro carichi di spezie e tessuti ben custoditi da guardie e soldati, i negrieri, gli schiavi, gli ambasciatori e le prostitute e l’intera coorte di avventurieri, mercenari, studiosi e viaggiatori per chissà quanti altri motivi, si erano diretti tutti verso le ricche città di Siria ed Egitto, lasciando i nostri amici soli con i pochi servitori che avevano scelto di portarsi appresso per un viaggio così lungo e costoso. Questo, forse, avrebbe insospettito un tantino uomini più avvezzi alle questioni mondane, e sarebbero bastate poche chiacchiere davanti al fuoco per scoprire che la Giudea, al momento non era esattamente un luogo di pace e tranquillità, e che a Gerusalemme regnava un sovrano che si teneva aggrappato al trono (e alla vita) con la spada. Ma, si sa, chi passa tanto tempo a studiare le cose della sfera celeste spesso e volentieri non dedica altrettanta attenzione a ciò che avviene al di sotto di essa, e di conseguenza ai tre viaggiatori non venne neppure in mente di raccogliere informazioni in questo modo. Così la piccola e solitaria spedizione proseguì sulla via indicata dalla stella, ignara dei pericoli che avrebbe potuto incontrare.
E ignara anche della solita Cicogna che la sorvolava, questa volta in compagnia.
"La direzione è corretta, quantomeno." dichiarò l'Albatro, più che altro a titolo di incoraggiamento.
"Grazie, ma proprio non mi serve.." rispose la Cicogna.
"Scusa, Geremia. E’ che mi sembra che stia andando tutto per il verso giusto. Non capisco da dove vengano tutte queste tue preoccupazioni…"
"Hai ragione, naturalmente. E' che ormai mi sembra di dovermi curare di tutte le cose del mondo, anche quando non ce n'è bisogno."
"Credo che sia lo spirito dello stormo. Io, beh, la mia storia la conosci... ma appartengo comunque ad un popolo più 'solitario' se così si può dire."
"Già, sarà per quello."
"E l'età..."
"Ha parlato il giovanotto... Ma una volta non mi avevi fatto credere di essere l'animale più antico del mondo?"
"Antico, non vecchio. E' un'altra cosa. Ma a parte tutto, cosa vorresti fare? Accorciare il deserto? Rallentare lo scorrere del tempo? Allungare le gambe dei cammelli? Pensi forse che l'Onnipotente non potrebbe provvedere, se ce ne fosse necessità? O che non avesse previsto la tempesta, o sbagliato la conta dei giorni?" 
A Geremia scappò un sorriso a mezzo becco. "Di nuovo, hai ragione. Ma guardali: punti fermi in un mare di sabbia. Soli, sperduti (o quasi). Tra poco sarà la notte più importante di sempre, di tutti i sempre. E loro la passeranno su di una pista deserta, senza neanche un indizio di quanto stia accadendo a così poca distanza, senza un amico con cui condividere questa immensa gioia."
L'Albatro non disse nulla per qualche momento, poi: "A questo, con un po' di fortuna, possiamo rimediare..."
 
La Cicogna stava ritta sul culmine di una grande di duna, e sembrava stesse aspettando. Fu Gasparre ad avvistarla per primo. La fece anche notare agli altri, ma in effetti non c’era molto da notare. L’uccello piegò la testa all’indietro, battendo contemporaneamente il becco a ripetizione. Come una specie di raffica. Poi prese il volo, dirigendosi verso l’interno.  Alla duna successiva, qualche minuto più avanti, le Cicogne erano due, a quella dopo tre, tutte a ripetere la stessa manfrina, poi quattro, poi cinque. Alla lunga anche il meno brillante dei viaggiatori sarebbe arrivato a capire che la cosa doveva avere un qualche significato, e ai nostri bastarono solo sei ripetizioni.
“Le seguiamo?” domandò Gasparre a nessuno in particolare.
“E che altro?” rispose Melchiorre.
La carovana deviò sulle sabbie, diretta verso quella che sembrava una serie di piccole alture non troppo distanti. Le Cicogne si posarono ad attenderli più volte lungo il tragitto, ed al gruppetto originale si aggiunsero numerosi altri esemplari, forse provenienti da altre postazioni piazzate più avanti sulla pista carovaniera, che non si sa mai.  Per tutto il tempo fu sufficiente alzare gli occhi al cielo o alla cima della prossima altura per sincerarsi di essere nella giusta direzione.  Poi, proprio mentre i viaggiatori stavano ancora risalendo un ultima china, gli uccelli proseguirono, sparendo dalla visuale. Arrivati in cima, il motivo fu evidente: dinnanzi, sorprendente, c’era quella che non poteva che essere la loro meta: un oasi. Sorgeva improvvisamente, dal nulla, proprio ai piedi di una parete quasi verticale. La fila delle Cicogne si diresse esattamente al centro, e non appena l’ultima si fu posata un’immensa nube di piccoli uccelli bruni si sollevò nel cielo, in un unico battito d’ali. La nuvola mutò di forma espandendosi e restringendosi come una bolla d’aria nell’acqua. Cambiò direzione, prese quota e poi precipitò fin quasi a schiantarsi sulle cime delle palme da cui si era alzata. Si allargò come una cascata, si divise, si riunì, sembrò mimare la foggia di mille oggetti e nessuno. Infine si arrestò sul posto, per aria, in attesa...
“Questa è magia!” esclamò uno dei pochi servitori rimasti.
“No, ragazzo” rispose Melchiorre. “Questo è un Miracolo.”
“Gli Storni di Rahat.. ” Commentò Gasparre.. “Ci stanno aspettando. Andiamo..”
Come in risposta alla loro decisione, gli storni abbandonarono la posizione e la nuvola si dissolse nel nulla.
La piccola carovana si mosse rapidamente in direzione dell’oasi, arrivando a destinazione che la luce del giorno aveva appena appena iniziato a tingersi dei colori del tramonto. “Fermi!” Chiamò improvvisamente Baldassare. “C’è gente!” Il gruppo si bloccò all’istante. Non che fosse un pericolo di per sé, e neppure un fatto inusuale o inatteso. Nel deserto, però, ogni fatto nuovo andava valutato con prudenza. E non solo nel deserto, in effetti.  “Dove?”
“Là, tra le palme.”
“Ma non sono persone.. Sono uccelli”
“Però sembrano persone.”
“Ma non lo sono.”
“Però ci sembrano”
“Vogliamo finirla?” Intervenne il terzo Magio. In effetti tra gli affusti dei palmizi che si innalzavano un po’ più avanti si aggiravano gruppi di alti uccelli trampolieri che, tra il chiaro e lo scuro (per non dire della distanza), potevano anche essere scambiati per persone. A prima vista quanto meno. “Sono Aironi, e quelle con il marchio rosso sulla testa sono Gru.
“E cosa ci fanno qui?”
“Sono migratori, probabilmente questa oasi è un punto di sosta.”
“E non sono soli. Guardate, è pieno di uccelli qui..”
Di fatto tutto intorno era un tripudio di penne e piume di ogni lunghezza e di ogni tonalità.
C’erano i coloratissimi Gruccioni, di almeno due razze diverse. C’erano le scintillanti Nettarine, dei Ciuffolotti di un bizzarro rosato, Otarde di varie dimensioni, Quaglie, Pernici, Nibbi, Tortore, Colombi, Martin Pescatori e chissà quante altre bestie che magari si vedevano appena, ma c’erano.
“Tutti in sosta? Tutti quanti?”
“E perché no? E’ buon posto, e anche per noi direi. Ci si potrebbe mettere comodi facile facile e passarci la notte…”
“Beh, questa è un’ottima idea: abbiamo ancora un’ora abbondante di luce, approfittiamone per montare un campo confortevole, per una volta.”
Così, dopo giorni e giorni di pasti frugali e notti quasi all’addiaccio, la carovana poté finalmente godersi una cena decente e un po’ di tranquillità davanti ad un bel fuoco.. Ed erano ancora tutti lì, a chiacchierare del più e del meno, quando gli uccelli, all'unisono, esplosero in un canto che suonò istantaneamente come la cosa più festosa che anima viva avesse mai sentito. In cielo, in terra ed in ogni luogo. Gli uomini si guardarono l’un l’altro perplessi, poi Melchiorre, che come sappiamo era il più versato nelle arti matematiche (anche se qui non c’entra), ebbe un’intuizione.
“E’ nato!”
“Come?”
“E’ nato!”
“Nato chi?”
“Lui. Il Re dei Re!” intervenne Baldassare che nel frattempo era giunto alla medesima conclusione. “E ce lo siamo perso!”
“Così era scritto” commentò Gasparre. Quindi si avviò verso uno dei cammelli e prelevò una bottiglia da una bisaccia. “Qui ho dello Spirito di Shus, forse se ne beviamo abbastanza potremo unirci al canto dei nostri amici pennuti.”
“Possiamo quantomeno far festa insieme, dovremmo avere delle granaglie tra le provviste, sicuramente dei datteri e magari qualcos’altro da condividere. Andiamo a vedere.”
“E poi Lui lo troveremo ancora lì, al nostro arrivo. Dove vuoi che vada?”
“Già, siamo ancora in tempo. E allora fai girare lo Spirito, e buona Nascita”
“Buona Nascita”
“Non suona bene. Forse buona Natività”
“O Natale. Che ti sembra? Buon Natale!”
“Meglio. Buon Natale, allora.
“Buon Natale a tutti”

Il deserto ha le sue regole, festa o non festa, e le prime luci dell’alba trovarono la carovana già in movimento. Anche se con un passo più lento e incerto del solito. Come sempre, nessuno notò la coppia di uccelli che la teneva d’occhio dall’alto. Ma se anche qualcuno si fosse finalmente deciso a notata, difficilmente si sarebbe anche accorto che la cicogna non era la stessa delle altre volte. Era invece una nuova, una di quelle che li aveva guidati all’Oasi.
“Dritti verso la tana del lupo” commentò questa.
“Così è scritto, evidentemente. E comunque non sta a noi di occuparci di questa faccenda. Stai ben certo che al momento opportuno quello che deve avvenire avverrà. Piuttosto, andiamo a raggiungere Geremia.”
“Sai dov’è?”
“Sì, voleva passare questa notte con il suo stormo, poi si sarebbe recato a salutare il bambino. Siamo d’accordo di incontrarci lì.”
“Bene, fai strada..”
“Meglio che guidi tu. Io non vengo spesso da queste parti. Anzi, a dire il vero non ci vengo mai. Manca l’acqua, l’Oceano..”
“Va bene, guido io.”
I due uccelli eseguirono una larga virata, passando per un ultima volta al di sopra della carovana. La cicogna batté più volte il becco, in segno di saluto e come in risposta, per la prima volta, tre sguardi si alzarono nella loro direzione.
“Buon Natale anche a voi, amici alati.” Gridò loro uno dei viandanti. Gli altri lo osservarono un tantino perplessi (non era la prima volta, del resto) e poi si unirono all’augurio. “Buon Natale, Buon Natale”

E, se permettete, duemila anni dopo mi unisco anche io. Buon Natale a loro, e Buon Natale anche a tutti noi, che le ali non le abbiamo sui fianchi ma nel cuore, e in un modo o nell’altro siamo comunque qui per volare. 

imageCarovana di Natale by Fabrizio Burlone is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
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Illustrazione di Eugenio Bausola

domenica 11 dicembre 2016

30 gennaio 2016, Vigezzina.

Giretto in Val Vigezzo. Le cose da dire e da vedere sono tante, quindi attacchiamo. In primo luogo, la valle è tra le più facili e vicine da raggiungere da Novara, tant’è che  è da sempre una delle mete preferite dai nostri vacanzieri. A volte, fare una vasca (si dice ancora?) a Santa Maria Maggiore è come farla qui in centro.
Non che sia solo una questione di comodità, comunque: è una valle bellissima, ampia, ospitale. E’ la valle dei pittori.

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E degli spazzacamino. Fortunatamente, visto che i camini non mancano. O è il contrario?.

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Ecco un link per poterla inquadrare meglio. E subito dopo un quadrittico ripreso dalla piazza centrale (o quasi) di Santa Maria Maggiore, che rispecchia il tono pittoresco e quasi nobiliare del paese. Che fu anche centro commerciale di gran rilevanza sulla via delle frontiere.

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E il birdwatching? Poca roba, ma per una semplice passeggiata in paese non è neanche male. Oltre ai soliti passerotti, cince bigie e more, qualche allegra e qualche rella, anche una femmina di picchio rosso maggiore e uno sparviere posato in osservazione. Fa pensare che a stare sul posto con i dovuti tempi e metodi ci si possa levare qualche soddisfazione. Ma noi siamo qui di passaggio.

2016-01-30 Vigezzina 128_stitch_ShiftN_cr Mandiamo giù un boccone in uno dei bar della piazza (quello con il cami-netto) e via che si va. Perchè in fondo alla valle, a due passi dalla Svizzera, c’è una porta santa: quella del San-tuario di Re. E’ tanto che non ci faccio visita, e visto che c’è anche l’occasione di bruciare un po’ di karma (si perdoni il paragone) andiamo a varcare. A lato il Santuario in persona. Suggestivi i giochi di luce delle vetrate, all’interno: una foto tessera anche per loro.
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Rientriamo per la Cannobina; sosta a Malesco per un saluto al Basilisco del mio racconto (La coda del Basilisco, appunto).

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E infine a Gurro, dal retaggio Scozzese. Ecco un link.

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Siccome per le ferie c’è l’intenzione di andare in Scozia e qui, dice la leggenda, il circondario dovrebbe ricordare i panorami delle Highlands (o quantomeno li ricordava nel 1525), perchè non fermarsi a dare un’occhiata. Beh, sarà che clima e meteo non incoraggiavano affatto i paragoni, o forse sì visto che parliamo di Scozia, sarà che magari la poesia mi è sfuggita, ma devo ammettere che il posto non mi ha catturato. Da rivedere.

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Da rivedere tutta la valle Cannobina, in effetti. Sembra che la zona abbia da offrire molto di più di quello che ha colpito il nostro occhio, anche come birdwatching scommetterei.. Prima o poi ripasseremo, ma per il momento questo è tutto, gente. Fino alla prossima, buon Birdwatching…

sabato 26 novembre 2016

Oasi di Agognate (Bosco Est Sesia)–Gennaio 2016

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Avete presente l’Oasi di Agognate? No? Dovreste. E’ appena fuori Novara, ci si può arrivare in bici e, grazie al duro lavoro di Pro Natura, si sta riprendendo alla grande dalla botta causata dal passaggio dell’Alta Velocità. E’ lì da vedere, e, in particolare, a Gennaio appare così.

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Una buona occasione per osservare un bosco planiziale e magari incontrare qualcuno dei suoi abitanti di stagione, con piume o senza. Ma essenzialmente “con”, per quanto ci riguarda. Incluso anche qualche anatide interessante sull’Agogna se si è fortunati. Qualche buon’anima ha piazzato alcune mangiatoie che sembrano essere molto frequentate. Cinciarelle, Cinciallegre, Cince More e Bigie, almeno un Picchio Muratore e qualche Fringuello a terra.

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Quindi, quest’inverno, vi avanzasse qualche scorta, qualche fetta di panettone, qualcosa insomma, beh sapete dove smaltirla.

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Ma se avete solo dei fattoapposta, , vanno bene anche quelli.

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Non dimenticate di dare un’occhiata in giro.. Anche i dintorni dell’oasi possono riservare delle sorprese..

Peppola

E questo è tutto, gente. Fino alla prossima, buon BW.

lunedì 7 novembre 2016

Certosa e Pavia - Gennaio 2016

Proseguiamo con i post regolari a partire da Pavia e relativa Certosa. Ci facciamo un giro una volta all’anno, più o meno. E ogni volta ne vale la pena.

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In effetti qui di birdwatching se ne può fare poco, dentro alle mura quantomeno. Però un paio di foto ci stanno bene lo stesso, anche se solo fino ad un certo punto. Nel senso che da quel punto in avanti è proibito, una questione di diritti di immagine suppongo.

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Ecco fatto. E adesso possiamo spostarci a Pavia. Lì qualcosa in più si può fare: per quanto alieni, esotici, clandestini e forse perfino infestanti, a me i Parrocchetti piacciono un sacco.

Parrocchetto dal collare

Spero solo di poterli incontrare una volta o l’altra in condizioni di luce decente.

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E questo è tutto, gente.
Fino alla prossima, buon BW.