domenica 19 febbraio 2017

19 Marzo 2016–Biancone Day. Più o meno.

E con un autentico balzo spazio-temporale arriviamo al Biancone Day 2016. E lo superiamo di slancio. In effetti il vero B-Day è Domenica 13, ma per tutta una serie di motivi che manco mi ricordo, noi arriviamo lunghi e finiamo a Sabato 19. Ma non siamo soli, anzi..

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Il tempo, come potete notare, non è un gran che. I bianconi arrivano, con calma e badando bene di non fare ressa. Atteggiamento assolutamente comprensibile, ma alquanto deludente per noi che siamo arrivati lì con la speranza di vedere uccelli a legioni, o almeno a mucchi.  Oltretutto le nuvole basse e la luce diffusa non ci aiutano neanche ad osservare o fotografare quelli che comunque passano. Ed ecco quello che è resta del giorno.

Falco pescatore
Falco Pescatore
Nibbio bruno
Nibbio Bruno
web 2016-03-19 Curlo e Bianconi 042
Aquila Minore
blog 2016-03-19 Curlo e Bianconi 110
Biancone

Nel pomeriggio, visto che le cose non migliorano, smontiamo baracca, riponiamo i relativi burattini e saliamo fino al centro visite. Andata e ritorno, avvistiamo solo gitanti domenicali. Tutto molto interessante, direbbe Rovazzi, e chissà se tra qualche anno mi ricorderò ancora la ragione di questa citazione.

Comunque: questo è tutto, gente.

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Fino alla prossima, buon BW:

sabato 4 febbraio 2017

6 febbraio 2016, Casalbeltrame. Inanellamenti

Ma prima del febbraio 2016, torniamo a gennaio 2017. Per un motivo o per l'altro gennaio è sempre un mese difficile. Tra festeggiamenti capodanneschi (e dintorni), befane, patroni ed impegni vari, è sempre difficile trovare tempo per tutto. Un po' di fiato lo pigliamo a febbraio, 2017. E allora andiamo avanti con il 2016, tempo di inanellamenti.  E’ parecchio che manchiamo, e ogni tanto ci vuole. A parte i fini istituzionali (cit. “tutta questa scienza che non capisco”), gli inanellamenti secondo me hanno un tremendo potere emotivo, tanto che li renderei obbligatori come le cinture di sicurezza. Parteciparvi, intendo, non eseguirli. Quello è meglio lasciarlo agli esperti ove e quando necessario (vedi precedente parentesi).

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D’accordo, noi birders magari esageriamo. Ammetto che ai più questo splendido rampichino può sembrare solo un passero con un becco strano. A noi, dopo averli sempre osservati a fatica mentre si spostavano da un albero all'altro o comparivano per qualche istante da dietro un tronco, viene quasi in magone a vederli così da vicino. In sicurezza – per loro intendo. Mi fido di quelli che li maneggiano.

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E guardate questo picchio rosso maggiore. Dei picchi hanno sentito parlare tutti quanti (ed i loro cani). Ma quanti ne hanno mai visto uno per davvero? Dal vivo, non per televisione. E così da vicino. Per non dire delle cinciarelle, dei fiorrancini, o magri dei luì o delle peppole. I nomi non sono fatti a caso: uno dei commenti  più frequenti  che si ricevono a mostrare ai non addetti ai lavori le immagini degli uccelli dei nostri boschi e dintorni suona più o meno come un “Non sapevo che ci fossero tutti questi uccelli colorati qui da noi”.
E’ la sindrome del passerotto.
Gli uccelli esposti (purtroppo) in voliera o mostrati in TV, incantano ogni volta il pubblico con i loro colori sgargianti e i richiami melodiosi (a volte). Per non dire degli spettacoli di falconeria (purtroppo), che sembrano moltiplicarsi in maniera incontrollata ed attirare sempre più spettatori. Il fascino dei grandi rapaci è semplicemente irresistibile.
Solo che nelle nostre strade e nei nostri boschi, di norma non si vede un granchè. Al massimo qualche passerotto e se va bene un paio di piccioni. Che hanno il loro bel perché, come dico sempre, ma non potrebbero certo sperare in un podio al carnevale di Rio.

Alzavola

Ecco, secondo me la gente adora gli uccelli, così come adora i cani, o i gatti o i criceti di Roborowskij  (per dire). Solo che non li vede. Neanche le alzavole come quella qui sopra, che sembrano disegnate apposta tanto sono graziose.

Magari portarli  a vedere un inanellamento potrebbe servire.

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E se la qualità degli avvistamenti non basta, c'è sempre la quantità..

E questo è tutto, gente.
Fino alla prossima, buon BW.

sabato 24 dicembre 2016

Carovana di Natale

Carovana di Natale

La tempesta li aveva lasciati stanchi e disorientati, ma fondamentalmente vivi. Il che era già una gran cosa. Melchiorre provò a scrollarsi via un po’ di sabbia dai vestiti, giusto per marcare un punto. Ma visto che più ne toglieva e più ne arrivava, decise di lasciar perdere per il momento. Rivolse lo sguardo intorno, alla ricerca dei suoi compagni. La visibilità era ancora pessima e la polvere, che volava da tutte le parti in refoli, mulinelli, nuvole e quant'altro, non facilitava di certo il compito. Provò a chiamare, e la sabbia gli entrò in bocca. Tossì, sputò, lanciò anche qualche imprecazione, e una voce conosciuta gli venne in risposta.
“Qui. Sono qui, alla tua destra.”
Sulla destra si scorgevano solo delle ombre, ma in effetti quella era la direzione in cui aveva visto dirigersi la carovana prima che la sabbia lo accecasse. Si avviò e dopo pochi istanti raggiunse chi aveva parlato.
“Che tempesta!” commentò Gasparre. “Cavalco queste sabbie da sempre, ma una furia come questa non l’avevo mai vista.”
“Nemmeno io. Per nostra buona sorte è ormai passata, o quasi.”
“Quasi. E’ ancora difficile respirare.”
"Non ci lamentiamo" commentò il terzo uomo che aveva appena rinforzato il gruppo. "E’ passata, e siamo ancora vivi. Questo è quello che conta veramente. Queste ultime ripicche svaniranno a breve, e potremo proseguire"
“Dopo ben tre giorni, Baldassarre. E abbiamo anche perso la guida.”
Baldassarre alzò gli occhi al cielo, dove le ultime nuvole di polvere stavano  lentamente diradandosi. “No, è ancora là. Guardate.”  Appena appena, all’inizio, ma poi con sempre maggior chiarezza, a mezza via tra l’orizzonte e lo zenit brillava tranquilla una piccola stella cometa. “Ci è stata inviata dall'Onnipotente, e ci vorrà ben più di una tempesta di sabbia per nasconderla.”
"E allora seguiamola" esortò Melchiorre. "In marcia."
I tre uomini discesero rapidamente la piccola duna su cui si erano quasi casualmente radunati, raggiungendo quasi subito la carovana che si stava faticosamente rassettando. Nel trambusto, nessuno aveva fatto caso al grande uccello bianco e nero che volava lentamente in alto in alto, proprio al di sopra delle loro teste. Poco male dopotutto: non era un grande rapace da ammirare, e nemmeno uno di quelli da cui gli auguri riuscivano a trarre i loro auspici. Non era buono da cacciare, non era neanche una cosa rara da vedere, da quelle parti. Era solo una cicogna, che però, curiosamente, anziché proseguire per la sua strada continuava a volteggiare sulla compagnia cammellata, quasi a tenerla d'occhio.
"Non ce la fanno più” pensò tra sé e sé, come si dice. Anche perché tutto intorno non c’era nessuno per miglia e miglia e ancora miglia. “Non ce la possono fare.”
  
Melchiorre, che era il più versato nelle arti matematiche, puntò per un’ultima volta la macchina di Ipparco verso il sole e ripeté nuovamente i calcoli nella sua mente. Quindi ripose lo strumento nella custodia di cuoio ed ottone, assicurandosi che ogni cinghia fosse serrata e ogni blocco bloccato.  Era un oggetto prezioso.
“E allora?” gli domandarono gli altri due, praticamente in coro.
“E allora avremmo dovuto essere ben più avanti di quanto siamo ora, invece.”
“Ne sei certo?”
“Certissimo. Nelle stelle sta scritto che la stella si nasconderà tra due giorni, o forse tre, così da non indicare la strada agli uomini dagli intenti malvagi che incontreremo lungo il percorso. E tornerà solo quando questi saranno ormai alle nostre spalle. Tra due giorni, forse tre, però, intorno a noi ci sarà ancora solo deserto, e quando la stella sparirà noi potremmo non avere ancora individuato la direzione giusta”
“D’altra parte, la profezia dice che il Re dei Re nascerà nella terra dei Giudei.  Quindi, se e quando la necessità dovesse richiederlo, potremo pur sempre dirigerci verso Gerusalemme. Là troveremo sicuramente scribi e sacerdoti in grado di indicarci la via. Un evento di tale grandezza sarà stato sicuramente rivelato anche dai loro profeti e dai loro astrologi.”
“E vero, ma è anche vero che potrebbero essere proprio quelli gli uomini dalle malvagie intenzioni che dobbiamo evitare.”
“E perché mai, visto che proprio il Re dei Re li guiderà verso il Regno dei Cieli?”
“Hai ragione, Gasparre, perdona i miei timori che a volte mi nascondono anche l’evidenza.”
“Che invece l’Onnipotente benedica la tua prudenza, Melchiorre, che tante volte ci ha consentito di evitare i più grandi pericoli. E anche in questa occasione le daremo ascolto, evitando di dire più dello stretto necessario e di prendere decisioni senza aver prima consultato le stelle.”
“E gli Angeli” aggiunse Baldassarre.
“E gli Angeli” confermò Gasparre.
Soddisfatti della decisione presa, i tre tornarono rapidamente alle loro cavalcature e, senza porre altro tempo in mezzo, si avviarono lungo la pista. Il ritardo accumulato era ormai irrecuperabile, ma loro avrebbero comunque provato a ridurlo il più possibile. Fortunatamente la carovana era ormai ridotta ai minimi termini, e farla marciare a buon passo non sarebbe stata una gran difficoltà. I mercanti, con i loro carichi di spezie e tessuti ben custoditi da guardie e soldati, i negrieri, gli schiavi, gli ambasciatori e le prostitute e l’intera coorte di avventurieri, mercenari, studiosi e viaggiatori per chissà quanti altri motivi, si erano diretti tutti verso le ricche città di Siria ed Egitto, lasciando i nostri amici soli con i pochi servitori che avevano scelto di portarsi appresso per un viaggio così lungo e costoso. Questo, forse, avrebbe insospettito un tantino uomini più avvezzi alle questioni mondane, e sarebbero bastate poche chiacchiere davanti al fuoco per scoprire che la Giudea, al momento non era esattamente un luogo di pace e tranquillità, e che a Gerusalemme regnava un sovrano che si teneva aggrappato al trono (e alla vita) con la spada. Ma, si sa, chi passa tanto tempo a studiare le cose della sfera celeste spesso e volentieri non dedica altrettanta attenzione a ciò che avviene al di sotto di essa, e di conseguenza ai tre viaggiatori non venne neppure in mente di raccogliere informazioni in questo modo. Così la piccola e solitaria spedizione proseguì sulla via indicata dalla stella, ignara dei pericoli che avrebbe potuto incontrare.
E ignara anche della solita Cicogna che la sorvolava, questa volta in compagnia.
"La direzione è corretta, quantomeno." dichiarò l'Albatro, più che altro a titolo di incoraggiamento.
"Grazie, ma proprio non mi serve.." rispose la Cicogna.
"Scusa, Geremia. E’ che mi sembra che stia andando tutto per il verso giusto. Non capisco da dove vengano tutte queste tue preoccupazioni…"
"Hai ragione, naturalmente. E' che ormai mi sembra di dovermi curare di tutte le cose del mondo, anche quando non ce n'è bisogno."
"Credo che sia lo spirito dello stormo. Io, beh, la mia storia la conosci... ma appartengo comunque ad un popolo più 'solitario' se così si può dire."
"Già, sarà per quello."
"E l'età..."
"Ha parlato il giovanotto... Ma una volta non mi avevi fatto credere di essere l'animale più antico del mondo?"
"Antico, non vecchio. E' un'altra cosa. Ma a parte tutto, cosa vorresti fare? Accorciare il deserto? Rallentare lo scorrere del tempo? Allungare le gambe dei cammelli? Pensi forse che l'Onnipotente non potrebbe provvedere, se ce ne fosse necessità? O che non avesse previsto la tempesta, o sbagliato la conta dei giorni?" 
A Geremia scappò un sorriso a mezzo becco. "Di nuovo, hai ragione. Ma guardali: punti fermi in un mare di sabbia. Soli, sperduti (o quasi). Tra poco sarà la notte più importante di sempre, di tutti i sempre. E loro la passeranno su di una pista deserta, senza neanche un indizio di quanto stia accadendo a così poca distanza, senza un amico con cui condividere questa immensa gioia."
L'Albatro non disse nulla per qualche momento, poi: "A questo, con un po' di fortuna, possiamo rimediare..."
 
La Cicogna stava ritta sul culmine di una grande di duna, e sembrava stesse aspettando. Fu Gasparre ad avvistarla per primo. La fece anche notare agli altri, ma in effetti non c’era molto da notare. L’uccello piegò la testa all’indietro, battendo contemporaneamente il becco a ripetizione. Come una specie di raffica. Poi prese il volo, dirigendosi verso l’interno.  Alla duna successiva, qualche minuto più avanti, le Cicogne erano due, a quella dopo tre, tutte a ripetere la stessa manfrina, poi quattro, poi cinque. Alla lunga anche il meno brillante dei viaggiatori sarebbe arrivato a capire che la cosa doveva avere un qualche significato, e ai nostri bastarono solo sei ripetizioni.
“Le seguiamo?” domandò Gasparre a nessuno in particolare.
“E che altro?” rispose Melchiorre.
La carovana deviò sulle sabbie, diretta verso quella che sembrava una serie di piccole alture non troppo distanti. Le Cicogne si posarono ad attenderli più volte lungo il tragitto, ed al gruppetto originale si aggiunsero numerosi altri esemplari, forse provenienti da altre postazioni piazzate più avanti sulla pista carovaniera, che non si sa mai.  Per tutto il tempo fu sufficiente alzare gli occhi al cielo o alla cima della prossima altura per sincerarsi di essere nella giusta direzione.  Poi, proprio mentre i viaggiatori stavano ancora risalendo un ultima china, gli uccelli proseguirono, sparendo dalla visuale. Arrivati in cima, il motivo fu evidente: dinnanzi, sorprendente, c’era quella che non poteva che essere la loro meta: un oasi. Sorgeva improvvisamente, dal nulla, proprio ai piedi di una parete quasi verticale. La fila delle Cicogne si diresse esattamente al centro, e non appena l’ultima si fu posata un’immensa nube di piccoli uccelli bruni si sollevò nel cielo, in un unico battito d’ali. La nuvola mutò di forma espandendosi e restringendosi come una bolla d’aria nell’acqua. Cambiò direzione, prese quota e poi precipitò fin quasi a schiantarsi sulle cime delle palme da cui si era alzata. Si allargò come una cascata, si divise, si riunì, sembrò mimare la foggia di mille oggetti e nessuno. Infine si arrestò sul posto, per aria, in attesa...
“Questa è magia!” esclamò uno dei pochi servitori rimasti.
“No, ragazzo” rispose Melchiorre. “Questo è un Miracolo.”
“Gli Storni di Rahat.. ” Commentò Gasparre.. “Ci stanno aspettando. Andiamo..”
Come in risposta alla loro decisione, gli storni abbandonarono la posizione e la nuvola si dissolse nel nulla.
La piccola carovana si mosse rapidamente in direzione dell’oasi, arrivando a destinazione che la luce del giorno aveva appena appena iniziato a tingersi dei colori del tramonto. “Fermi!” Chiamò improvvisamente Baldassare. “C’è gente!” Il gruppo si bloccò all’istante. Non che fosse un pericolo di per sé, e neppure un fatto inusuale o inatteso. Nel deserto, però, ogni fatto nuovo andava valutato con prudenza. E non solo nel deserto, in effetti.  “Dove?”
“Là, tra le palme.”
“Ma non sono persone.. Sono uccelli”
“Però sembrano persone.”
“Ma non lo sono.”
“Però ci sembrano”
“Vogliamo finirla?” Intervenne il terzo Magio. In effetti tra gli affusti dei palmizi che si innalzavano un po’ più avanti si aggiravano gruppi di alti uccelli trampolieri che, tra il chiaro e lo scuro (per non dire della distanza), potevano anche essere scambiati per persone. A prima vista quanto meno. “Sono Aironi, e quelle con il marchio rosso sulla testa sono Gru.
“E cosa ci fanno qui?”
“Sono migratori, probabilmente questa oasi è un punto di sosta.”
“E non sono soli. Guardate, è pieno di uccelli qui..”
Di fatto tutto intorno era un tripudio di penne e piume di ogni lunghezza e di ogni tonalità.
C’erano i coloratissimi Gruccioni, di almeno due razze diverse. C’erano le scintillanti Nettarine, dei Ciuffolotti di un bizzarro rosato, Otarde di varie dimensioni, Quaglie, Pernici, Nibbi, Tortore, Colombi, Martin Pescatori e chissà quante altre bestie che magari si vedevano appena, ma c’erano.
“Tutti in sosta? Tutti quanti?”
“E perché no? E’ buon posto, e anche per noi direi. Ci si potrebbe mettere comodi facile facile e passarci la notte…”
“Beh, questa è un’ottima idea: abbiamo ancora un’ora abbondante di luce, approfittiamone per montare un campo confortevole, per una volta.”
Così, dopo giorni e giorni di pasti frugali e notti quasi all’addiaccio, la carovana poté finalmente godersi una cena decente e un po’ di tranquillità davanti ad un bel fuoco.. Ed erano ancora tutti lì, a chiacchierare del più e del meno, quando gli uccelli, all'unisono, esplosero in un canto che suonò istantaneamente come la cosa più festosa che anima viva avesse mai sentito. In cielo, in terra ed in ogni luogo. Gli uomini si guardarono l’un l’altro perplessi, poi Melchiorre, che come sappiamo era il più versato nelle arti matematiche (anche se qui non c’entra), ebbe un’intuizione.
“E’ nato!”
“Come?”
“E’ nato!”
“Nato chi?”
“Lui. Il Re dei Re!” intervenne Baldassare che nel frattempo era giunto alla medesima conclusione. “E ce lo siamo perso!”
“Così era scritto” commentò Gasparre. Quindi si avviò verso uno dei cammelli e prelevò una bottiglia da una bisaccia. “Qui ho dello Spirito di Shus, forse se ne beviamo abbastanza potremo unirci al canto dei nostri amici pennuti.”
“Possiamo quantomeno far festa insieme, dovremmo avere delle granaglie tra le provviste, sicuramente dei datteri e magari qualcos’altro da condividere. Andiamo a vedere.”
“E poi Lui lo troveremo ancora lì, al nostro arrivo. Dove vuoi che vada?”
“Già, siamo ancora in tempo. E allora fai girare lo Spirito, e buona Nascita”
“Buona Nascita”
“Non suona bene. Forse buona Natività”
“O Natale. Che ti sembra? Buon Natale!”
“Meglio. Buon Natale, allora.
“Buon Natale a tutti”

Il deserto ha le sue regole, festa o non festa, e le prime luci dell’alba trovarono la carovana già in movimento. Anche se con un passo più lento e incerto del solito. Come sempre, nessuno notò la coppia di uccelli che la teneva d’occhio dall’alto. Ma se anche qualcuno si fosse finalmente deciso a notata, difficilmente si sarebbe anche accorto che la cicogna non era la stessa delle altre volte. Era invece una nuova, una di quelle che li aveva guidati all’Oasi.
“Dritti verso la tana del lupo” commentò questa.
“Così è scritto, evidentemente. E comunque non sta a noi di occuparci di questa faccenda. Stai ben certo che al momento opportuno quello che deve avvenire avverrà. Piuttosto, andiamo a raggiungere Geremia.”
“Sai dov’è?”
“Sì, voleva passare questa notte con il suo stormo, poi si sarebbe recato a salutare il bambino. Siamo d’accordo di incontrarci lì.”
“Bene, fai strada..”
“Meglio che guidi tu. Io non vengo spesso da queste parti. Anzi, a dire il vero non ci vengo mai. Manca l’acqua, l’Oceano..”
“Va bene, guido io.”
I due uccelli eseguirono una larga virata, passando per un ultima volta al di sopra della carovana. La cicogna batté più volte il becco, in segno di saluto e come in risposta, per la prima volta, tre sguardi si alzarono nella loro direzione.
“Buon Natale anche a voi, amici alati.” Gridò loro uno dei viandanti. Gli altri lo osservarono un tantino perplessi (non era la prima volta, del resto) e poi si unirono all’augurio. “Buon Natale, Buon Natale”

E, se permettete, duemila anni dopo mi unisco anche io. Buon Natale a loro, e Buon Natale anche a tutti noi, che le ali non le abbiamo sui fianchi ma nel cuore, e in un modo o nell’altro siamo comunque qui per volare. 

imageCarovana di Natale by Fabrizio Burlone is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
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Illustrazione di Eugenio Bausola

domenica 11 dicembre 2016

30 gennaio 2016, Vigezzina.

Giretto in Val Vigezzo. Le cose da dire e da vedere sono tante, quindi attacchiamo. In primo luogo, la valle è tra le più facili e vicine da raggiungere da Novara, tant’è che  è da sempre una delle mete preferite dai nostri vacanzieri. A volte, fare una vasca (si dice ancora?) a Santa Maria Maggiore è come farla qui in centro.
Non che sia solo una questione di comodità, comunque: è una valle bellissima, ampia, ospitale. E’ la valle dei pittori.

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E degli spazzacamino. Fortunatamente, visto che i camini non mancano. O è il contrario?.

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Ecco un link per poterla inquadrare meglio. E subito dopo un quadrittico ripreso dalla piazza centrale (o quasi) di Santa Maria Maggiore, che rispecchia il tono pittoresco e quasi nobiliare del paese. Che fu anche centro commerciale di gran rilevanza sulla via delle frontiere.

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E il birdwatching? Poca roba, ma per una semplice passeggiata in paese non è neanche male. Oltre ai soliti passerotti, cince bigie e more, qualche allegra e qualche rella, anche una femmina di picchio rosso maggiore e uno sparviere posato in osservazione. Fa pensare che a stare sul posto con i dovuti tempi e metodi ci si possa levare qualche soddisfazione. Ma noi siamo qui di passaggio.

2016-01-30 Vigezzina 128_stitch_ShiftN_cr Mandiamo giù un boccone in uno dei bar della piazza (quello con il cami-netto) e via che si va. Perchè in fondo alla valle, a due passi dalla Svizzera, c’è una porta santa: quella del San-tuario di Re. E’ tanto che non ci faccio visita, e visto che c’è anche l’occasione di bruciare un po’ di karma (si perdoni il paragone) andiamo a varcare. A lato il Santuario in persona. Suggestivi i giochi di luce delle vetrate, all’interno: una foto tessera anche per loro.
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Rientriamo per la Cannobina; sosta a Malesco per un saluto al Basilisco del mio racconto (La coda del Basilisco, appunto).

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E infine a Gurro, dal retaggio Scozzese. Ecco un link.

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Siccome per le ferie c’è l’intenzione di andare in Scozia e qui, dice la leggenda, il circondario dovrebbe ricordare i panorami delle Highlands (o quantomeno li ricordava nel 1525), perchè non fermarsi a dare un’occhiata. Beh, sarà che clima e meteo non incoraggiavano affatto i paragoni, o forse sì visto che parliamo di Scozia, sarà che magari la poesia mi è sfuggita, ma devo ammettere che il posto non mi ha catturato. Da rivedere.

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Da rivedere tutta la valle Cannobina, in effetti. Sembra che la zona abbia da offrire molto di più di quello che ha colpito il nostro occhio, anche come birdwatching scommetterei.. Prima o poi ripasseremo, ma per il momento questo è tutto, gente. Fino alla prossima, buon Birdwatching…

sabato 26 novembre 2016

Oasi di Agognate (Bosco Est Sesia)–Gennaio 2016

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Avete presente l’Oasi di Agognate? No? Dovreste. E’ appena fuori Novara, ci si può arrivare in bici e, grazie al duro lavoro di Pro Natura, si sta riprendendo alla grande dalla botta causata dal passaggio dell’Alta Velocità. E’ lì da vedere, e, in particolare, a Gennaio appare così.

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Una buona occasione per osservare un bosco planiziale e magari incontrare qualcuno dei suoi abitanti di stagione, con piume o senza. Ma essenzialmente “con”, per quanto ci riguarda. Incluso anche qualche anatide interessante sull’Agogna se si è fortunati. Qualche buon’anima ha piazzato alcune mangiatoie che sembrano essere molto frequentate. Cinciarelle, Cinciallegre, Cince More e Bigie, almeno un Picchio Muratore e qualche Fringuello a terra.

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Quindi, quest’inverno, vi avanzasse qualche scorta, qualche fetta di panettone, qualcosa insomma, beh sapete dove smaltirla.

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Ma se avete solo dei fattoapposta, , vanno bene anche quelli.

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Non dimenticate di dare un’occhiata in giro.. Anche i dintorni dell’oasi possono riservare delle sorprese..

Peppola

E questo è tutto, gente. Fino alla prossima, buon BW.

lunedì 7 novembre 2016

Certosa e Pavia - Gennaio 2016

Proseguiamo con i post regolari a partire da Pavia e relativa Certosa. Ci facciamo un giro una volta all’anno, più o meno. E ogni volta ne vale la pena.

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In effetti qui di birdwatching se ne può fare poco, dentro alle mura quantomeno. Però un paio di foto ci stanno bene lo stesso, anche se solo fino ad un certo punto. Nel senso che da quel punto in avanti è proibito, una questione di diritti di immagine suppongo.

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Ecco fatto. E adesso possiamo spostarci a Pavia. Lì qualcosa in più si può fare: per quanto alieni, esotici, clandestini e forse perfino infestanti, a me i Parrocchetti piacciono un sacco.

Parrocchetto dal collare

Spero solo di poterli incontrare una volta o l’altra in condizioni di luce decente.

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E questo è tutto, gente.
Fino alla prossima, buon BW.

martedì 25 ottobre 2016

Breaking news: festa dei nodi 2016

Interrompo brevemente il regolare flusso dei post per pubblicare una cosetta sulla festa dei nodi di quest’anno.  Come i più sapranno, per noantri si è tenuta sabato scorso 22/10, presso la palude di Casalbeltrame. Al fondo il resoconto di Marco Ricci che è senz’altro più preciso di me. Io mi riservo il diritto di pubblicare qualche foto perché le le ho fatte io.

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Visto che siamo a Casalbeltrame e che c’è una sessione di inanellamento, incominciamo con gli inanellatori. Uno, almeno. 
 
Ah, notare il dettaglio dei contenitori.

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Poi, dato che l’operazione crea l’occasione, ecco qualche foto di uccelli da neanche dieci grammi visti così da vicino che più da vicino non si può. Ovviamente le foto sono state fatte preoccupandosi prima di tutto  di arrecare il minor disturbo possibile.

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Luì piccolo sopra, e uno scricciolo subito sotto.

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E adesso un fiorrancino.

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Eccoci anche noi. Quelli in fondo, che si vedono appena, sono Raffaele e Giancarlo. Io non ci sono, tanto non ci sono mai..

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Ma la paniscia c’è, e questo è quello che conta..

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E ora, la parola a Marco.

[..] Una dozzina di noi si sono ritrovati alla palude di Casalbeltrame. Siamo arrivati alla spicciolata, i primi già intorno alle 8. Alla palude era in corso una sessione di inanellamento con Sandro Re, Marco Baietto e un ragazzo già incontrato più volte ma di cui continuo a dimenticare il nome.
Nella palude almeno 300 germani, una 20ina di alzavole, qualche decina di cormorani e forse 300 ibis sacri. Di contorno un'anatra domestica, tuffetti, un fagiano, pochi aironi (ancora un paio di nitticore e poi garzette, aironi bianchi maggiori e cenerini), un falco di palude, uno sparviere, una o due poiane, un porciglione, gallinelle d'acqua, un piro piro culbianco, qualche colombella, colombacci, un martin pescatore, un'allodola, pispole, spioncelli, scriccioli, passere scopaiole, pettirossi, merli, tordi bottacci, capinere, luì piccoli, codibugnoli, una cinciarella, cinciallegre, ghiandaie, gazze, taccole, cornacchie grigie, storni, fringuelli, lucherini, fanelli e migliarini di palude.
Marco e Maurizio, quando arrivano, dicono che dalle parti di Casaleggio hanno visto il primo nibbio reale. Intanto Ettore ha scovato un paio di pendolini nascostissimi proprio davanti alle finestre del capanno. Continuano le catture e c'è addirittura una prima per la stazione, ma non voglio rovinare la festa a Sandro quando manderà l'elenco completo.
Intorno a mezzogiorno iniziano le prime defezioni e qualcuno si fa ancora un giro fra le risaie prima di pranzo: si aggiungono poche specie (gheppio, piccione domestico, ballerina bianca) ma grandi numeri (parecchie decine) di pispole e spioncelli.
Alle 12:30 siamo davanti al ristorante 'l Civel di Casalbeltrame dove veniamo ottimamente sfamati e dissetati. Poi, prima delle 15, alla spicciolata, ognuno torna a casa.
C'erano Antonio, Ettore e signora, Fabrizio, Giancarlo, Ivaldo (che non si è potuto fermare per il pranzo), Laurenzia, Luca, Marco P., Marco R., Margherita, Maurizio e Raffaele.
Buona serata a tutti


E questo è tutto, gente. Fino alla prossima, buon birdwatching.

domenica 16 ottobre 2016

Gennaio 2016: Gru!

Nel cielo sopra San Nazzaro Sesia vengono segnalati diversi stormi di uccelli neri, com’esuli pensieri nel vespero migrar. Ad un esame più ravvicinato si rivelano stormi di gru. Può capitare, anche se siamo un po’ fuori stagione.

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Le segnalazioni proseguono fino al weekend, e allora anche noi possiamo andarle a cercare. Trovate subito, sopra Biandrate. Le seguiamo (purtroppo dal basso) fino a San Nazzaro, e poi oltre fin sugli argini del Sesia (o della Sesia, dipende dalla sponda da cui guardate). Qui ci dobbiamo fermare, noi. Loro no.

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Sono tantissime, e altri stormi si uniranno nelle settimane successive. Duecento, forse trecento esemplari, o anche di più secondo alcuni conteggi. E si fermeranno a lungo, arrivando sui campi a pascolare all’alba per poi alzarsi al tramonto, radunarsi in stormi sempre più grandi e tornare sul greto del fiume a passare la notte nel loro misterioso roost. Si suppone che questo inverno particolarmente mite le abbia invitate a sostare più a lungo del solito sulle pianure centro-europee per poi svernare (almeno per i mesi più freddi) qui tra le nostre risaie invece di proseguire fino alla Spagna e oltre. Forse. Però, di fatto, il Piemonte ha ospitato nello stesso periodo almeno un altro gruppo altrettanto numeroso, e forse anche di più. Un rationale, più o meno cosmico, ci sarà pure, no?   

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Queste presenze ispireranno a fotografi e birdwatcher numerose imprese quasi epiche: esplorazioni notturne, agguati, inseguimenti. Il tutto sempre nel pieno rispetto della sicurezza e della tranquillità degli animali. Ci è stato assicurato con un triplo giuramento. E non si vede motivo di non crederci.

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Poi, un giorno, si sono alzate e sono volate via. La foto che vedete qui sopra è il meglio del mio raccolto personale. Per quest’anno, ma speriamo di poterle vedere nuovamente nell’inverno a venire. C’è un’antica leggenda Giapponese che mi sono inventato per l’occasione e che dice che se si vedono mille Gru si avvera un desiderio. In attesa di raggiungere il numero, buon BW.
E questo è tutto, gente.

domenica 2 ottobre 2016

2015, varie di fine anno

Più per dovere che per convinzione, aggiungo un paio di note di fine 2015, e più precisamente:

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Un allocco diurno, fotografato in data e località imprecisabile. Anche se il camino è piuttosto riconoscibile, meglio far finta di niente e lasciarlo in pace. Ha dei vicini non particolarmente socievoli, non facciamogli rischiare lo sfratto.

LAGO DI VIVERONE, metà dicembre

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La Moretta domestica del Lido di Azeglio non fa più notizia ma è sempre bella da vedere. Ci fa inevitabilmente venir voglia di portarla a casa, per un po’ almeno. Chissà come si troverebbe nella nostra vasca da bagno.

Da non trascurare anche le Canapiglie presenti a poca distanza dai moli, tra le imbarcazioni.

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Mentre a Viverone troviamo la Strolaga Minore più confidente che abbia mai visto. Purtroppo le condizioni di luce eccedono le possibilità della nostra attrezzatura (e se non è una cosa è un’altra), ma  che bello! Di solito queste bestiacce si mostrano giusto come sagome indistinte dall’altra parte del lago, qualunque lago. Due persone su sponde opposte riescono a vederla contemporaneamente “dall’altra parte”, è provato.  E invece questa volta ce la scrutiamo a tre metri, e quando ce ne andiamo è ancora lì che pesca, imperturbata e imperturbabile.

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Ma prima di tornare a casa, un attimo di poesia.

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LAGHI DI FAGNANO OLONA, fine dicembre.

Trattasi di due gruppi di laghetti, slarghi, pozzanghere e pantani situati nell’alveo dell’Olona tra i comuni di Fagnano e Gorla Maggiore. Saltiamo il gruppo sud, artificiale (fitodepurazione),  che nell’occasione non offre osservazioni di rilievo e spostiamoci a nord.

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Appena avviati sulla pedonale/ciclabile, veniamo accolti da una sparatoria da guerra mondiale. Stabilito che il bersaglio non siamo noi, proseguiamo con una certa cautela (che non si sa mai) fino al campo di battaglia. Che poi è un campo di tiro al volo. Perbacco, spero per gli abitanti del luogo che si tratti di un evento raro o addirittura (meglio) irripetibile: sembra di stare in un film di Rambo, di quelli buoni. A prescindere da ogni considerazione sulle attività praticate sul posto, mi permetto quantomeno di sottolineare la bizzarria del motto dell’associazione:

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Lo ammetto, la prima parte dell’insegna non me la ricordo, quindi potrebbe anche sostenere qualcosa che dimostri che sto sbagliando a causa dei miei pregiudizi sull’argomento. Tipo “Noi siamo contro”, il che sarebbe strano ma non bizzarro.

E il birdwatching? Un porciglione, probabilmente un tantino duro d’orecchio o confidente in qualche protezione antiproiettile. Eccolo.

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E questo è tutto, gente. Fino alla prossima, buon BW.