lunedì 19 giugno 2017

Scozia, 8 Agosto 2016: Isle of May 2/2

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Eravamo rimasti più o meno qua, sull’isola. Non li potrete vedere per motivi tecnici, ma mentre noi ci riparavamo dal vento e da qualche spruzzo di pioggia, migliaia, forse milioni, o addirittura una dozzina contata di Puffins passava sopra alle nostre teste andando e venendo da mare a tana e da tana a mare. Volatili, secondo me, che seguono la regola del calabrone: basta vederli per capire che sono totalmente inadatti al volo. Ma loro non lo sanno e volano lo stesso. E anche se non sembrano proprio a loro agio su nel cielo, qualche temerario viene anche a svernare qui “da noi” in Liguria: mica ci arriverà in bicicletta, no? Ma andiamo a fare un giretto.

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Sempre per motivi tecnici non potete vedere neanche questa, ma sulle scogliere in alto a sinistra c’è una piccola colonia di Foche. Nella baia nuotano un po’ di Edredoni con contorno di Gabbiani Reali, Zafferani e quant’altro. In aria e sulle falesie ci sono ancora i Tridattili (Kittywake), con anche qualche Fulmaro. E i Marangoni dal Ciuffo. Ma il tempo incalza, e la barca non aspetta. Continuiamo.

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Guardate che panorama. Verde in ogni dove, o quasi. Altro che 50 sfumature, qui ce ne sono millemila. Ma del terreno, se così si può dire, quel che colpisce di più non è neanche il colore, ma la sua consistenza.

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Un tappeto di muschi ed erbe spesso una spanna, per quel che si può vedere. E chissà per quello che non si vede… A camminarci sopra sembra di calpestare una di quelle moquette extralusso che si trovano solo nelle case e negli uffici degli sceicchi o dei ducaconti. O di rimbalzare su di un materasso ad acqua, anche se non ne ho mai avuto uno e quindi non so veramente come sia. In effetti non so neanche come mi sia venuto in mente il paragone. E questi qui di seguito invece sono i nidi delle sterne.

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Ancora piuttosto frequentati, a quanto sembra:

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Poco più avanti troviamo il centro visite, moderno e funzionale. Magari un tantino superfluo, a parte che per ripararsi dal vento e dalla pioggia. Ma quando siamo sbarcati abbiamo notato al binocolo una tipa probabilmente arrivata con il gommone prima che si era messa qui sul balcone a leggere. Beh, adesso, dopo tre ore, è ancora allo stesso posto (se ingrandite la foto la potete vedere). Quindi, evidentemente, ha anche altri perchè. Solo che a me sfuggono.

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E ci sono anche le sterne, incazzate come non mai e sempre a difesa del loro territorio. Ho dovuto subire parecchi attacchi e rischiare la mia vita per fare questa foto. Spero che qualcuno apprezzi.

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Mentre eravamo intenti a riprendere temperatura ci è capitato di scambiare quattro chiacchiere con il Ranger (vedi post precedente), che passava di lì per caso. Ci ha raccontato un po’ della vita della stazione di ricerca, che risulta a dir poco “intensa”. Ma parecchio. A febbraio iniziano i primi sbarchi esplorativi. Si controlla lo stato delle installazioni e si ripulisce un po’ qua e là nei punti più frequentati. A marzo si fa già su serio: si preparano alloggi e pertinenze, si rimettono in ordine impianti e sentieri, si caricano armi e bagagli. Compresi 50 quintali di carbone per le stufe, mi racconta il tipo, che è rimasto molto colpito dalla cosa visto che li ha portati lui su dal molo, a spalla. Arrivano i Puffins e parecchi altri migratori, arrivano anche i primi team di volontari e ricercatori. E ad aprile arriva il pubblico. Fino alla fine di luglio si lavora a tutto vapore, poi i volontari se ne vanno, i ricercatori finiscono i progetti più importanti e anche i turisti si diradano. A settembre la maggior parte delle installazioni viene chiusa e sbaraccata. Arrivano i team che si occupano delle migrazioni e degli inanellamenti, ma non tutti si fermano a lungo. Arrivano le foche raminghe, che partoriranno tra non molto. A ottobre approdano i ricercatori specializzati sui mammiferi marini, e resteranno fino metà dicembre. Poi si chiude, e a febbraio si ricomincia.

E visto che abbiamo parlato di edifici ed impianti, ecco come sono fatti.

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Qui sopra c’è l’osservatorio ornitologico con le sue pertinenze. E, volessero fare del volontariato o della ricerca, qui sotto c’è posto anche per gli Addams. E’, a quanto si dice, il primo faro di Scozia.

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Questi dabbasso sono locali di servizio, costruiti verso la fine dell’800. C’erano dei magazzini, incluso quello del carbone, il locale dei generatori per il faro, il compressore che faceva funzionare i corni da nebbia (“sirene” non mi sembra appropriato) ed alcuni alloggi. Parte di tutta questa mercanzia è ancora in uso anche oggi.  L’acqua che vedete lì davanti è dolce, appartiene ad un piccolo laghetto che serve probabilmente anche da cisterna per il personale residente. A tutti gli effetti, è un Loch. 

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Come direbbe l’Oracolo, ogni gita che ha un inizio deve anche avere una fine. E quindi eccoci di nuovo alla barca.

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Giusto il tempo di immortalare una delle Beccacce di Mare più confidenti che abbia mai visto..

Beccaccia di mare

E via che si va. Con prudenza però, perchè nel frattempo le condizioni del mare sono peggiorate e si balla. Il viaggio di ritorno durerà almeno tre quarti d’ora in più rispetto all’andata, detto da me che me la sono cavata ancora bene. Per altri sarà ancora più lungo. Molto più lungo. Questo è il Nord, ragazzi: un posto da duri. E noi che duri non siamo, appena tornati sulla terra ferma ci siamo precipitati a prendere qualcosa di caldo per rimettere a posto lo stomaco. Per i navigatori più tosti o fortunati, non posso che consigliare invece una sosta all’Anstruther Fish Bar.

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A parte i premi dichiarati nell’insegna, quello che ha attirato la nostra attenzione è stata la quantità di gente accomodata un po’ dappertutto con i cartocci del loro (del bar) fish and chips in mano. Per non dire di quelli fuori in attesa. Sarà per la prossima volta, perchè per questa è tutto, gente. E sarà per la prossima volta anche vedere quello che non abbiamo visto questa.

Beh, almeno lo scrivo.

Seabirds breeding on Isle of May:

Fulmar (Fulmarus glacialis) Fulmaro
Shag (Phalacrocorax aristotelis) Marangone dal ciuffo
Eider (Somateria mollissima) Edredone
Oystercatcher (Haematopus ostralegus) Beccaccia di Mare
Herring Gull (Larus argentatus) Gabbiano Reale Nordico
Lesser Black-backed Gull (Larus fuscus) Zafferano
Great Black-backed Gull (Larus marinus) Mugnaiaccio
Kittiwake (Rissa tridactyla) Gabbiano Tridattilo
Sandwich Tern (Sterna sandvicensis) Beccapesci
Common Tern (Sterna hirundo) Sterna Comune
Arctic Tern (Sterna paradisaea) Sterna Artica
Puffin (Fratercula arctica) Puffin. Vabbè, Pulcinella di Mare
Guillemot (Uria aalge) Uria
Razorbill (Alca torda) Gazza Marina

Other birds that can be seen en route and around Isle of May:

Flying:

Gannet (Morus bassanus) Sula
Great Skua - rarely seen (Stercorarius skua)  Stercorario Maggiore

Around shore:

Purple Sandpiper (Calidris maritima) Piovanello Violetto
Turnstone (Arenaria interpres) Voltapietre
Redshank (Tringa totanus) Pettegola
Curlew (Numenius arquata) Chiurlo Maggiore

lunedì 29 maggio 2017

Scozia, 8 Agosto 2016: Isle of May 1/2

Scotland - Maps full

La mia uscita preferita di queste vacanze. The Isle of May è un isolotto piazzato appena fuori al Firth of Forth, quasi di fronte alla più famosa Bass Rock. E’ un altro di quei villaggi estivi per uccelli ben conosciuti e frequentati dai diretti interessati, un po’ meno da noi birders a quanto ho potuto vedere. D’altra parte, avessimo fatto il pieno alle Farne, forse anche noi l’avremmo saltata. E avremmo sbagliato, perchè l’Isola di May ha una personalità tutta sua. Ma procediamo con ordine. Per arrivare all’isola ci sono 2 modi, almeno per quanto ci riguarda: via gommone da North Berwick, oppure via barca da Anstruther (vedi cartina: sono in pratica l’uno in faccia all’altro sulle due sponde del fiordo). Se vi sentite avventurosi, non temete di bagnarvi, voi e la vostra eventuale attrezzatura, non avete problemi con la schiena (io li ho), non soffrite il mal di mare e avete buone sensazioni a proposito del tempo che incontrerete durante la traversata,  il gommone fa per voi: rapido ed indolore (forse).

gommone

Comunque, tenete presente che i gommonisti vi offriranno tutto il necessario per tenervi il più asciutto possibile, armi e bagagli inclusi. Non so dirvi con precisione come prenotare il gommone: da quel che ho visto si può fare dal Seabird Centre di North Berwick, a pochi chilometri da Dunbar (ne riparleremo). Ma credo che si possa pure salpare da altri porti. E’ probabile che anche qui, in bassa stagione, ci possa presentare all’ultimo minuto e saltare sul canotto. Ma non lo garantisco. Noi, principalmente per i miei problemi di schiena, abbiamo optato per la barca, e a tutt’oggi non me ne sono pentito neanche per un momento. Abbiamo prenotato e pagato da qui: http://www.isleofmayferry.com/, e anche questa volta alla partenza la nostra nave era mezza vuota.  Ma il tempo non era proprio dei migliori e dato che non ci sono molti operatori sulla tratta, i last minute potrebbero comunque risultare un tantino rischiosi. Gli orari della partenza, poi,  dipendono dalle maree, quindi potrebbe essere complicato anche solo determinare a che ora è l’ultimo minuto a cui presentarsi.Telefonare con qualche giorno di preavviso però potrebbe bastare, fate voi.
Una nota a margine: riprendendo l’argomento per questo post, ho avuto l’impressione che anche il Seabird Centre abbia intenzione di offrire prima o poi la barca. Teneteli d’occhio.
Comunque, mentre i gommoni sono a pochi chilometri dall’albergo, la barca pure. Solo che c’è tutto un fiordo di mezzo. E il ponte più vicino è quello di Edimburgo.

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Notato il pilastro lontano a sinistra? Quello con a fianco una gru altissima? Beh quello è il nuovo bridge, che a breve sostituirà o affiancherà quello che stiamo per attraversare. Il traffico comunque è scorrevole, e possiamo affrontare le nostre quasi 2 ore di trasferta con una certa tranquillità. Come dicevo, gli orari di partenza delle crociere dipendono dalle maree, la nostra salpa alle 11 e mezza e abbiamo tutto il tempo per prendercela comoda. Arrivati ad Anstruther, seguiamo le indicazioni per il porto e piazziamo la macchina nel parcheggio vicino al molo, proprio di fronte alla ex rimessa delle imbarcazioni di salvataggio diventata ora un museo.

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Il baracchino di legno sulla destra è quello del nostro armatore: le prenotazioni sono a posto e ci stanno aspettando, non c’è che da partire. Una nota di servizio: se al baracchino vedete qualche souvenir che vi attizza, pigliatelo subito. Al ritorno troverete probabilmente la bottega chiusa, e lo shop del porto (la costruzione bianca al centro della foto) offre una produzione poco orientata alla gita che avete appena intrapreso.
Ma torniamo a noi: se c’è da partire, partiamo. Solo che oggi non c’è il sole, come alle Farne o nella foto sopra. Oggi c’è il vero, classico, tempo schifoso.

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Meno male che stiamo al coperto. E che non abbiamo preso il gommone… Comunque la navigazione è lunghetta, il mare mosso e non si può neanche stare fuori. Non una bella situazione, ma non è il caso di farne una tragedia. Salto anche il piagnisteo sul fuori stagione, che l’ho già fatto sulla via delle Farne, e arriviamo direttamente alle.. foche.

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Perchè ci sono anche qui, anche se non così tante come alle Farne. Comunque, sempre un gradito incontro.

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Ed ecco il primo approccio alle scogliere. Questa volta il link ad un report da “alta stagione” ci porta a LiguriaBirding. Eccolo: http://www.liguriabirding.net/easyNews/NewsLeggi.asp?IDNews=241
Noi sbarchiamo che sta spiovendo, il Ranger (non sono certo sia il termine esatto, però mi piace) ci accoglie sotto gli ultimi sporadici spruzzi e nel bel mezzo dello spiegone finiamo sotto attacco.

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Le Sterne Artiche! Mitico, non avrei mai pensato di riuscire a vederle! E in queste quantità! Le Sterne Artiche (o Codalunga, o Paradisee) sono tra gli uccelli più famosi del mondo. A sua (del mondo) quasi totale insaputa. Avete presente l’uccelletto spesso citato di sfuggita come il più “migratore” tra i migratori, perfino nei TG e nei servizi di Studio Aperto? Ecco, è questo. Magari il nome non lo dicono nemmeno, o lo dicono sbagliato, ma  è un primato che merita di essere più che celebrato: 70/80 mila chilometri di viaggio dalle zone di riproduzione a quelle di svernamento. Dall’Artide (o quasi) all’Antartide  (o quasi) su rotte tutt’altro che lineari, da rappresentante di commercio si potrebbe dire. Il tutto con 100-120 grammi di peso e un’ottantina di centimetri, e magari neanche,  di apertura alare. Se non sono un mito loro...  Qualche volte passano anche dalle nostre parti, ma incontrarne una è come beccare un terno al lotto (o qualunque sia il temine corrente).
Preso atto che qui, sotto la pioggia, sembriamo sicuramente più patetici che minacciosi, le sterne cessano l’incursione e si allontano rapidamente. E noi dietro: siamo arrivati fin quassù, vuoi non cercare di fargli una foto? E allora eccole.

Sterna artica

Come capita a volte (ma raramente) in questo mestiere, alla prima foto fatta in fretta per non sprecare l’occasione ne seguiranno un sacco di altre. Perchè le Sterne non cesseranno di tenerci d’occhio per tutto il tempo in cui rimarremo nel LORO territorio, affrontando spavaldamente ogni nostro (presunto) sconfinamento dalle aree di sicurezza da LORO stabilite. Ricordo di aver letto da qualche parte che fosse consigliabile munirsi per la visita di cappello ed impermeabile da rottamare al rientro. Per quanto noi ci si sia salvati da beccate e bombardamenti, non posso che appoggiare il consiglio. Ma visto che abbiamo rischiato la vita per vederle, rivediamole.

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Scoprite l’intruso: una delle foto precedenti ritrae un uccello che non è una Sterna Artica. Riuscite ad indovinare quale? Un aiutino: si tratta di uno Zafferano. Mentre ci pensate, vi lascio un’ultima fotografia dell’isola. 

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La prossima volta ripartiamo da qui.
E questo è tutto, gente.
Buon BW.

mercoledì 26 aprile 2017

Scozia, 10 Agosto 2016–Farne Islands. Che poi sono in Inghilterra, ma nel nostro caso fa lo stesso.

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Le Farne sono senza dubbio tra le mete estive più conosciute ed apprezzate da Uccelli e Birdwatchers di tutto il paleartico occidentale e oltre. Il link è ad una pagina “nostra”, di Quaderni di Birdwatching, dove troverete veramente tutto quello che serve per organizzarne la visita.  Eccolo: http://www.ebnitalia.it/QB/QB014/farne.htm 
Io mi limiterò a fornire qualche aggiornamento.

Ma procediamo con ordine: noi eravamo a Dunbar, ricordate? Da lì a Seahouses, dove ci si imbarca per le isole, ci sono poco meno di ottantacinque chilometri: un’ora e un quarto se non trovate traffico e rispettate i limiti. Che però difficilmente troverete segnalati.  In Scozia, e anche in quel tratto di Inghilterra che abbiamo attraversato, la consuetudine è di mettere un cartello solo nel caso in cui differiscano da quelli standard, che tanto li sanno tutti e quindi che ce li diciamo fare? Se invece non li sapete, fanno 30 mph in città, 60 fuori e 70 in autostrada e superstrada. Siete avvisati: di autovelox ce ne sono, il più delle volte ben segnalati. Ma i limiti ce li dovete mettere voi.

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Andiamo avanti. La cartina l’ho presa dal sito del Billy Shiel's Boat Trips, visto che gli ho pagato il biglietto per la gita non credo che se ne avrà a male.

Arrivati a destinazione, per noi si era di mattino “presto” ed in bassa stagione, abbiamo trovato parcheggio direttamente sul molo. Non dovrebbe essere impossibile piazzare la macchina lì o negli immediati dintorni anche nei mesi più affollati, ma non garantisco. Perchè quello è anche un posto di pescatori, divers, famiglie in gita e quant’altro. E chi può dire che ritmi tiene tutta quella gente, specie i quant’altro.

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Negli ultimi anni al buon Billy Shiel si sono affiancati almeno un altro paio di altri operatori, per cui suppongo sia più facile che mai trovare un posto in barca. I chioschi sono tutti lì, uno di fianco all’altro (cliccando la foto dovreste trovare una pagina di google maps, credo) ma noi per non sbagliare ci eravamo prenotati da casa. Qui: http://farne-islands.com/ trovate il menu “booking” con tutte le opzioni possibili, e sono parecchie. Il massimo è il bird watch tour, un nome che è già una programma: dura l’intera giornata e porta a visitare praticamente tutto quello che si può vistare, scali e passeggiate compresi. Purtroppo ad Agosto non si può fare, così abbiamo prenotato quello che c’era. E loro se lo sono cortesemente dimenticato. Fortunatamente, come dicevo, eravamo in bassa stagione quindi non c’è stato problema a ri-piazzarci proprio sulla barca che avevamo già scelto, anzi, c’era posto perfino su quella prima.  Quindi, volendo, ci si potrebbe presentare anche senza prenotazione (in pratica noi abbiamo fatto così, per quanto a nostra insaputa), magari dopo aver verificato le condizioni meteo. Perchè le barche sono fatte così:

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se piove si prende l’acqua, tutta quella che viene giù e poi ancora un po’. E se il tempo è proprio gramo, non si parte neanche. Noi siamo stati fortunati, la giornata era stupenda. Ad ogni modo, dopo aver rimirato per un po’ gli uccelli del porto (ricordo qualche Edredone in eclisse, un paio di Mugnaiacci, un sacco di Gabbiani Reali Nordici dei Voltapietre e poco altro), ci imbarchiamo e leviamo l’ancora. Anzi no, prima un’altra cosa: da quest’anno dopo aver pagato il biglietto si deve fare tappa al chiosco del National Trust (trenta metri a sinistra di quello di Billy nell’occasione) e versare un altro piccolo obolo per lo sbarco. Questione di minuti, ma è da fare. Poi, una mezz’oretta di navigazione e siamo alle scogliere.

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Solo che non sono così. Sono così:

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Vuote. Beh, è la stagione, e già lo sapevamo. Però un po’ di rammarico resta.
Ma non tutto è perduto! Le foche, ad esempio, sono ancora qui.

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Le abbiamo già incontrate in Bretagna e in Olanda. Ma mai così tante: la colonia delle Farne ne conta più di 5000! E’ un esperienza da Patagonia o da Grande Nord. Mai così tante, mai così da vicino e così amichevoli,  sempre a guardare tutto quello che facevamo, a venirci dietro, a farci ciao con la manina. A mettersi in posa per le foto

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E gli uccelli? Qualcosa c’è. I Marangoni dal Ciuffo, ad esempio. Ce ne sono a carriolate, tutti come questo più o meno.

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Ci sono i Gabbiani Tridattili, a vagonate. Kittiwake, in lingua locale che suona meglio. Sembra il nome di un falco, e questo mini gabbiano in effetti vola in modo piuttosto aggressivo, quasi come un piccolo rapace. O un aeroplano da caccia.

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Ci sono i Marangoni dal Ciuffo. Ah no, quello l’ho già detto. E comunque ci sono i panorami, il faro, il centro visite.

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C’è il geyser. Beh, in effetti sono solo le onde che si infilano dalla scogliera e soffiano su. Ma con un po’ di fantasia ci può anche assomigliare.

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Il giro dura circa 2 ore e mezza, quindi se non vi eravate attrezzati già alla partenza tornerete a terra con una fame da lupi. Nema problema, potete pigliarvi qualcosa ai chioschi sul molo o ad uno dei bar del paese ed andarlo a mangiare sulle panchine con vista sul porto. C’era anche gente con delle pizze che sembravano niente male, ma non sono riuscito a capire da dove potevano essere arrivate (le pizze, non la gente). Oppure potete farvi un giro in centro, per cercare qualcosa di particolare.

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Cosa manca ancora? Ah già i Puffins. Perchè qualcuno l’abbiamo visto. In mare, durante l’avvicinamento alle isole.

Pulcinella di mare

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Purtroppo sono a decine e non più a migliaia. Ma ci sono. Difficilissimi da incontrare a terra ormai, si incrociano ancora sui territori di pesca, dove vanno a fare provvista per la prole. Poi sfrecciano verso le isole, si infilano nelle tane sotterranee dove i piccoli li stanno ancora aspettando e, svolto l’incarico, via che vanno ancora a pescare. A queste condizioni, è chiaro, le vostre osservazioni sono nelle mani del comandante della barca. E con Billy Shiel (o chi per lui pilotava la sua imbarcazione) state in una botte di ferro. Che magari sul mare non è una cosa rassicurante, ma il senso è quello buono. Il capitano ci ha portato nei posti giusti e si è fermato il tempo necessario, e di meglio proprio non avrebbe potuto fare neanche l’ammiraglio Nelson in persona.

E questo è tutto, gente. Ci risentiamo appena possibile con altro birdwatching. Fino ad allora, buone osservazioni.

mercoledì 5 aprile 2017

Scozia, 9 agosto 2016: Edimburgo - parte seconda

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Uff.. prima di così non ce l’ho fatta. Allora: non si può andare ad Edimburgo senza visitare il castello. La veduta d’insieme (dal piazzale) l’ho messa nel post precedente, quando si parlava del Tattoo. Questa è la Cittadella (o Guardia Superiore). Comunque ci sono così tanti luoghi, edifici ed installazioni da ammirare che non posso che consigliarvi di andarci di persona. Anche perchè noi ci siamo fatti tre quarti d’ora di coda sotto la pioggia per prendere il biglietto, quindi non ci penso neanche di farvi vedere qualcosa così, aggratis. Vabbè, un po’ di materiale irrilevante ci sta anche..

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Questo sopra è il “One O'Clock Gun”, il cannone che spara all’una esatta tutti i giorni, tranne la Domenica, il Venerdì Santo ed il giorno di Natale.

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Questa è una veduta sulla Castle Terrace, con il Traverse Theatre, la Usher Hall  e un sacco di altre cose che non so che cose sono. Però la foto mi piaceva, l’ho messa più che altro per quello. Ad ogni modo, proseguendo nella risalita verso la vetta della rocca incontriamo gli edifici militari,  la prigione di guerra e quella di servizio, il museo,

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la Cappella di Santa Margherita di Scozia, che è un ottimo posto per ripararsi dalla pioggia (può diventare parecchio affollata nel frangente). Il Memoriale, il Mons Meg, una bombarda medievale che, a quanto si dice, è uno dei cannoni di maggior calibro al mondo.  Il Palazzo Reale, la Crown Square,  la Great Hall. Il tesoro della Corona.

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E, ovviamente..

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il chiosco dei panini. Visto? Tutta roba irrilevante, come promesso. E adesso andiamo avanti, un giretto per le strade della città sulla via del ritorno. Con lo stesso spirito.

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Questo è Greyfriars Bobby (1855 o 1856 - 14 gennaio 1872), un cane di razza terrier divenuto famoso nel diciannovesimo secolo ad Edimburgo, per aver passato quattordici anni della sua vita davanti alla tomba del padrone, fino alla propria morte. Ah, questa era una citazione da Wikipedia. La tomba di cui si parlava si trovava appunto nel Greyfriars Kirkyard (occhio che la pagina al link è in Inglese, in Italiano non c’è).

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Ed eccolo qui il Greyfriars Kirkyard, il cimitero dei Frati Grigi, uno dei luoghi più densi di fantasmi di tutta la Scozia, e probabilmente del mondo. Con le case che si affacciano giusto sul poltergeist di Sir George MacKenzie, che appare e scompare a suo piacere. Come il segnale della TV Svizzera qui da me. Per la cronaca, Bobby è ancora qui, in una piccola tomba in un area sconsacrata, proprio di fronte alla chiesa.

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Questo invece è uno dei cortili dell’Università di Edimburgo, che fa tanto Hogwarts, non vi sembra? E a tal proposito:

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Questo è il pub dove pare J.K. Rowlings abbia pensato e scritto il primo libro di Harry Potter, il più bello secondo me. Chissà se hanno la burrobirra, non mi è venuto in mente di guardare. Sarà per la prossima volta. Per questa è tutto, gente.
La prossima parleremo di birdwatching. Forse.